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  • Pasquale De Maio

Lettera all'amore

3:30 del mattino, io, casa mia, una luce calda che mi illumina il viso nel buio e Dancing di Elisa nella testa.

Vi giuro che se sapessi fumare starei gettando fumo nell’aria solo per farlo dissolvere nell’oscurità e dunque penso a te. “ Scusami se ti scrivo solo adesso, un motivo ci sarà è che arrivo sempre o troppo presto o troppo tardi o forse a dirla tutta, probabilmente non volevo ascoltarmi.

Ne è passato di tempo dacché tu mi hai guardato in viso, tempo in cui mi hai stretto a te, tempo in cui mi hai amato per poi alla fine lasciarmi via, come fossi una fotografia gettata in mare. Sempre un rapporto conflittuale, sempre in balia fra tensione e pace, fra ispirazione e dramma, alla ricerca di quel qualcosa in più che completasse l’opera d’arte che cerco.

Tu sei la mia opera d’arte ma alla fine non hai resistito accanto a me e le nostre strade sembrano essersi divise, io per i miei corridoi poco illuminati e tu a regalare incanto altrove.

Ma molto di te è rimasto sai? Lo porto dentro al cuore tutti i giorni, come un battito che naviga fra la nostalgia di ciò che eravamo e la rabbia x ciò che siamo, fra la voglia che avevamo di noi e la forza che ora non c’è. Per quel che mi riguarda continuo a viverti, continuo a sentirti, eh già, tu nn lo sai, nn lo vedi xche troppo concentrata a far sì che l’amore tocchi anche agli altri, ma io ti sento.

Sei nelle mie foto, nei mie album, nei miei video, nelle persone che mi ispirano, in chi mi vive tutti i giorni, nei sorrisi dei miei sposi e in tutte quelle persone che attirano la mia attenzione perché hanno un po’ di te. Tu mi circondi attraverso tutto questo e ahimè non riesci più a toccarmi, non riesci più a vedermi. Mi capita di abbassare le barriere qualche volta, convinto che tu sia qui ma continuo ad inciampare e allora mi barrico di nuovo. Ad ogni caduta però imparo qualcosa e forse mi stai insegnando qualcosa! Non saprei! Allora mi rialzo.

A volte è facile altre volte meno, certe volte ho gli stimoli giusti, altre mi spengo, è così che gira ultimamente.

Chiuso in una prigione senza sbarre da cui fatico ad evadere ma ogni tanto me lo concedo, evado e lo faccio in moto e con il mio lavoro sopratutto perché ti ho sempre detto che l’unica cosa che mi rende libero, felice, l’unica cosa che mi svuota la testa dai pensieri eri tu, la fotografia e la moto.

Non capire male; non fraintendere, non ti sto chiedendo un ritorno forzato perché tanto prima o poi sarai qui di nuovo e succederà nel modo più inaspettato e improvviso che mai, magari passeggiando, viaggiando o magari semplicemente stando fermo. Voglio solo che tu sappia che questa non è una lettera di resa nonostante tu sia lontana anzi queste righe devono ricordarmi chi sono, cosa voglio e cosa sono in grado di donare.

Ci siamo amati, tormentati, ci dicemmo raccontami tutto, vita, morte e miracoli e alla fine ci siamo detti talmente tutto che abbiamo smesso di comunicare per paura di ciò che ci siamo detti e dunque dubbi, insicurezze e ansie.

Rapporti veri credo si chiamino quelli diretti, forti e sinceri. Io ti ho toccata, sei stata nella mia vita, ho pianto per te, provato rabbia, paura, angoscia, forza, passione, dolcezza, comprensione e senso di perdizione totale. Tutto questo è vita e la vita umana nn avrebbe senso di esistere senza essere vissuta in maniera interessante senza un credo, senza una fede ed io ho fede in te, ho fede nell’amore. Non so se ti scriverò ancora, non so se avrò altro coraggio da mettermi ancora così a nudo...magari queste pochi pensieri nel cuore della notte saranno scambiati come l’ennesima bravata di un egocentrico che immortala l’amore ovunque ma che fatica a svilupparlo.

Ho solo bisogno di credere che le cose belle posso accadere ancora, perché tu arriverai senza se, senza ma, senza avvisare, senza scegliere, senza attese, convinta di restare e di splendere. A me ti presentasti come vento estivo ma coi resti di una tempesta mi hai lasciato.




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